CATEGORIA: CARCERE
NUMERO: 2686
CASA EDITRICE: EDIZIONI COLIBRI’ – www.colibriedizioni.it/fuoricollana/schede/alberodelpeccato.html
COLLANA: FUORI COLLANA
AUTORE: PANIZZARI GIORGIO
CITTÀ: PADERNO DUGNANO (MI)
ANNO E MESE: MARZO 2017
ISBN: 978-88-97206-37-8
ARGOMENTI: CARCERE PANIZZARI GIORGIO PROLETARIATO
Questo testo abbraccia un arco temporale che arriva fino al 1989, con uno sguardo che ha cominciato a tradursi in scrittura all’inizio di quel decennio, e scava in un vissuto diretto, riletto in chiave storico-critica e portato al livello dell’enunciazione teorica. In che cosa questo libro che giunge oggi finalmente alle stampe è unico? Anzitutto nel fatto di costituire anche una testimonianza piena e diretta d’una fase durata oltre un decennio di lotta accesa e collettiva nelle carceri italiane. Giorgio Panizzari analizza “sul campo” il ciclo economico di produzione, interrogandolo a partire dalle forme di vita della frazione prigioniera del proletariato extralegale in Italia, e – quasi volesse accogliere il suggerimento dell’autore della Mandragola: “Scrivete i vostri costumi, se volete conoscere la vostra storia” – porta al livello d’un’analisi storica generale una vicenda esemplare, al contempo personale e collettiva: quella di uno specifico ciclo di lotte che investì l’intero sistema degli istituti di prevenzione e pena italiano, un ciclo lungo il quale, “a inter-mittenza”, giunse perfino a incrinarsi la separazione fra “dentro” e “fuori” il carcere, qualificando decisamente la composizione sociale del proletariato extralegale e dell’extralegalità proletaria. La consapevolezza di questa serie di nessi e implicazioni emerge ripetutamente nel testo, laddove per esempio la forma specifica della “modernizzazione” penal-penitenziaria viene fatta affiorare come politica d’una “soluzione finale” dell’espressione più genuinamente di massa d’un movimento che, nato dalle lotte del 1967-69, raggiunge il suo acme nelle “lunghe lotte di Torino nel 1979” e si estende, per “alcune sue componenti, soprattutto quelle politiche o più politicizzate”, anche ai due anni successivi. A quel punto, secondo l’Autore, il carattere sostanzialmente simbolico degli episodi di resistenza che continuano a verificarsi tende più all’autorappresentazione che a una concreta incidenza sulla situazione, in rapporto alla quale non è più sufficiente la semplice volontà dei prigionieri. La stessa messa in mora della funzione dell’Asinara, la sua chiusura definitiva come polo di massima deterrenza, “chiude un ciclo, o meglio una congiuntura storica” su cui l’Autore non trae conclusioni, preferendo lasciarle alla libera interpretazione di chi legge. Gli anni successivi, arrivando fino ai nostri giorni, saranno quelli d’un’emergenza assurta a forma di governo, del farsi onnipervasivo della premialità e d’un’estensione del carcerario che travalica ogni misura precedente.
