LONDRA ED I CRIMINI DI GUERRA ITALIANI: DALLE ACCUSE ALL’IMPUNITA’ (1943-’48)
CATEGORIA: ROATTA MARIO
Mario Roatta ha rappresentato senza dubbio una figura centrale delle «imprese» della dittatura e degli apparati di forza del regime fascista, tanto che il processo del gennaio 1945 contro la politica estera del fascismo prese il nome e passò alla storia proprio come «processo Roatta», quasi che nella sola figura del generale potesse essere riassunta, ed in qualche modo esorcizzata e liquidata, l’intera tragica vicenda nazionale legata al regime di Mussolini. Quando il 4 marzo 1945, qualche giorno prima della sentenza dell’Alta Corte di Giustizia, evase dall’ospedale militare Virgilio di Roma (per rifugiarsi a Madrid) sulla sua testa pendevano oltre che le incriminazioni per l’omicidio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli, l’assassinio del re Alessandro di Jugoslavia e del ministro francese Barthou e le azioni terroristiche condotte in Spagna, anche le accuse internazionali di crimini di guerra contro civili e partigiani jugoslavi. Uno sguardo particolarmente attento e interessato ad una vicenda e ad un personaggio tanto rilevanti fu senz’altro quello del governo e dell’opinione pubblica inglese che si caratterizzò per il repentino passaggio da una ferma volontà di punizione ad una più lasca indulgenza poggiante sulle necessità della «ragion di Stato».
