Il Bertoli-pensiero, relativamente alla strage di Brescia, lo troviamo espresso alla pagina 83 del libro autobiografico realizzato dall’attentatore alla Questura di Milano del 17 maggio 1973. Egli scrive: “D’altra parte l’ipotesi che infiltrazioni nei gruppetti dell’estremismo neofascista ed il ricorso a loro elementi in funzione di sicari (pagati, ingannati o ricattati poco importa) siano state praticate su larga scala offre una soddisfacente spiegazione al fatto che, proprio quando quei gruppi non avevano più alcuna possibilità di far attribuire i loro atti di provocazione alla sinistra e tutti additavano nel fascismo la matrice della strategia terroristica, gli attentati stessi siano diventati “firmati”. A cominciare da Piazza della Loggia, la matrice di tutti gli atti di terrorismo è stata pubblicamente ostentata. Cosa questa che lascia supporre chiaramente come, a conti fatti, poco importasse a chi ha voluto quegli episodi che si portassero discredito all’una o all’altra parte; bastava che confermassero l’esistenza di uno stato di pericolo e determinassero le condizioni psicologiche per l’accettazione da parte dell’opinione pubblica, di leggi speciali e di misure di emergenza buone per tutti gli usi”.

ATTRAVERSANDO L’ARCIPELAGO
DALLE PROFONDITA' DELL'ERGASTOLO SCRITTI, ANALISI E RIFLESSIONI LIBERTARIE VIAGGIANDO NEL GULAG ITALIANO
Editore: EDIZIONI SENZAPATRIA - COLLANA ANTIAUTORITARIA
Autore: BERTOLI GIANFRANCO
