“A Milano nel 1993 una psicanalista ha un paziente, sedicente giornalista, che le racconta un massacro in Bosnia identico a una strage italiana (Brescia, 28-5-1974), dove morì una sua sorella ventenne, e sospetta che sia un agente dei servizi segreti in crisi. Chiede consiglio a un collega anziano e qui cominciano pedinamenti, perquisizioni clandestine, intercettazioni, minacce. Consegna a un magistrato documenti avuti dal paziente, diventa un testimone a rischio e sotto protezione. Passano gli anni, il processo si fa nel 1998. Finale aperto. Parabola trasparente: le mani forti sono invisibili, e ancor più invisibili le teste di chi le manovra. L'Unità – 8 marzo 1993 -: “Naturalmente non si “vedrà” la bomba, ma sentiremo fuori campo la voce del sindacalista Franco Castrezzati, l'uomo che quel 28 maggio del 1974, subito dopo lo scoppio in Piazza della Loggia a Brescia, cercò di guidare la folla allo sbando. “Ho costruito una strage immaginaria che le simbolizza tutte”, dice Bernini. E infatti le pagine dei giornali che vediamo passare sullo schermo raccolgono le atroci immagini di Piazza Fontana, Brescia, Bologna … Perché tra il 1969 e il 1980 sette stragi hanno insanguinato l'Italia. Il bilancio è impressionante: 144 morti, 732 feriti, 41 processi. Eppure le condanne definitive, fino ad ora, ammontano solo a cinque …”.

