LA NOTTE DEI MANGANELLI E I GIORNI DI GENOVA NEL RACCONTO DEL GIORNALISTA CHE ERA DENTRO LA SCUOLA
“Noi della Diaz” è un precipitato di storie. Non vi inganni il fatto che Lorenzo Guadagnucci sia un giornalista, anzi “il” giornalista che ha vissuto in prima persona la notte dei manganelli. “Noi della Diaz” è una storia che appartiene a tutti e che – in fondo – è stata scritta da tutte quelle persone che nella loro vita hanno subìto un sopruso da parte delle forze dell’ordine, quelle che vogliamo ostinatamente sperare siano – soprattutto nei loro vertici – dei leali servitori dello Stato e dei cittadini tutti. “Noi della Diaz” è una storia di storie. Non è un caso che il titolo coniughi la prima persona plurale. È la storia di persone con nome e cognome ma anche di persone che, nella concitazione del momento, Lorenzo identifica con un tratto caratteristico, un vestito, la lingua parlata; è una storia non unidimensionale ma ricca di sfumature, dove non ci sono buoni e cattivi ma persone. Uomini della polizia che riversano sul primo malcapitato le proprie frustrazioni e altri che esitano a far ricadere il manganello. “Carcerieri” in ospedale capaci di umanità ma altri – come a Bolzaneto – pronti a esercitare in modo improprio il monopolio della forza.
