QUANDO LE BRIGATE ROSSE ERANO “SEDICENTI”. PRESENTAZIONE DI INDRO MONTANELLI. EDIZIONE AGGIONATA & AMPLIATA CON NUOVA INTRODUZIONE DELL’AUTORE
CATEGORIA: BRIGATE ROSSE
NUMERO: 1606
CASA EDITRICE: EDIZIONI ARES
COLLANA: SAGITTA – PROBLEMI & DOCUMENTI, NUOVA SERIE N.77
FOTO DI COPERTINA: L’ATTENTATO A INDRO MONTANELLI DEL 2 GIUGNO 1977, A MILANO. AP/LAPRESSE
AUTORE: BRAMBILLA MICHELE – MONTANELLI INDRO (PRESENTAZIONE)
CITTA’: MILANO
GIORNO/MESE/ANNO: 1 APRILE 2010 – DECIMA EDIZIONE
ISBN: 978-88-8155-495-9
ARGOMENTI: BRIGATE ROSSE ANNARUMMA ANTONIO FELTRINELLI GIANGIACOMO CALABRESI LUIGI RAMELLI SERGIO BRASILI ALBERTO MONTANELLI INDRO PASOLINI PIER PAOLO
Se si leggono le ricostruzioni che storici e giornalisti fanno degli anni di piombo, sembra che i brigatisti rossi e i loro stretti parenti siano sempre stati considerati dei folli, isolati da tutto il resto del Paese. Sembra che il progetto di una società comunista, da realizzare attraverso una rivoluzione, sia stata una pazza idea nelle menti di pochi. Ma non andò così. Per una decina d’anni, diciamo dal 1968 in poi, l’estremismo di sinistra poté godere della benevolenza, del consenso, e a volte della complicità della maggior parte dei giornali e del mondo della cultura ufficiale. Ci volle il cadavere di Moro fatto trovare a metà strada fra le sedi della Dc e del Pci per interrompere una mistificazione che i mass media conducevano dal tempo della scoperta dei primi covi delle Brigate Rosse. Per dieci anni gli italiani furono ingannati dai nove decimi della stampa nazionale, che chiamò «sedicenti» le Brigate Rosse e nascose e negò qualsiasi episodio di violenza e di estrema sinistra. Perché accadde tutto questo? Molti giornalisti agirono per fede politica. Ma molti altri, più semplicemente, si accodarono seguendo il vento, che in quel momento sembrava portare a un immancabile trionfo del marxismo. Così, legioni di cronisti «borghesi» si misero l’eskimo, confermando una vecchia battuta di Leo Longanesi, e cioé che lo stemma al centro della bandiera italiana dovrebbe essere la scritta: «Ho famiglia». Questo libro, il cui titolo è entrato a suon di edizioni nell’immaginario collettivo come la sintesi più efficace di un dato periodo di giornalismo italiano, riporta fra virgolette che cosa scrissero i giornali sui principali episodi di violenza dell’estrema sinistra. Il lettore della presente nuova edizione rivista e aggiornata, a distanza di tanti anni dalla prima del 1990, continuerà a stupirsi, incredulo. (dalla quarta di copertina)
