RICATTO ALLO STATO

IL “41 BIS”, LE STRAGI MAFIOSE, LA TRATTATIVA FRA COSA NOSTRA E LE ISTITUZIONI

CATEGORIA: AUTOBOMBE 1992-1993 (TRATTATIVA STATO-MAFIA)

NUMERO: 2249
CASA EDITRICE: SPERLING & KUPFER EDITORI
COLLANA: SAGGI
AUTORE: ARDITA SEBASTIANO
CITTÀ: MILANO
ANNO E MESE: 2011
ISBN: 978-88-200-5156-3
ARGOMENTI: TRATTATIVA STATO-MAFIA  MAFIA  CARCERE  SERVIZI SEGRETI  VIA D’AMELIO  PIANOSA  ASINARA  L’AQUILA
Divieto di parlare con altri detenuti e di usare il telefono; divieto di ricevere dall’esterno pacchi e denaro; controllo della corrispondenza; esclusione da ogni attività comune. Le regole del regime speciale per i mafiosi in carcere vengono fissate la notte del 19 luglio 1992, poche ore dopo la strage di via D’Amelio. Sono racchiuse in un solo articolo dell’ordinamento penitenziario, il 41 bis, concepito da Giovanni Falcone per isolare i boss che dalle prigioni continuano a esercitare il loro potere criminale. Il 41 bis diventa così, negli anni successivi, l’oggetto di un ricatto di Cosa Nostra allo Stato, e mentre la mafia dissemina di bombe il Paese e manda avvisi inquietanti, la risposta delle istituzioni diventa incerta, se non ambigua. I penitenziari sulle isole vengono smantellati, le richieste di prorogare il regime speciale accantonate. Davvero lo Stato si è piegato alle minacce dei padrini? Si può ipotizzare una trattativa con la Cupola? Muovendo da un punto di osservazione particolarmente interessante, quello del dipartimento che gestisce i detenuti nelle carceri di massima sicurezza, l’autore esamina gli strumenti legislativi messi in atto, dal 1992 a oggi, per contrastare la mafia. E ricostruendo le mosse fatte da uomini di governo e magistrati, la vita e il clima degli istituti di pena, il dibattito e le obiezioni sul carcere duro, aggiunge elementi fondamentali alla questione del supposto cedimento delle istituzioni e dei rapporti fra mafia e politica.