“C'è un solo modo per mantenere viva la memoria di avvenimenti che hanno segnato la storia collettiva: quello di far passare questa memoria sotto pelle, di evocarla attraverso il ricordo di una stagione, di un suono, di un colore, di riuscire a far dire ad ognuno: ecco, quando succedeva quella cosa io stavo facendo … (…) E se la commemorazione degli eventi luttuosi è un rito, Paolini scandisce il suo tempo attraverso altri riti: quello del rugby … e quello della politica, tra riunioni del collettivo, attacchinaggi notturni, manifestazioni in piazza. (…) Storie minimali che Paolini evoca in un monologo serrato di due ore, dando voce al Nicola …. ingenuo come tanti, impotente di fronte all'orrore che si stava preparando. E che viene evocato – uno stacco teso e drammatico, in mezzo allo scoppiettare delle battute – dalla registrazione dello scoppio della bomba in piazza Loggia. “Non si fa così” urla Nicola-Paolini, che si ritrova di fronte alle immagini della tv, a ripetere quel “tutti al centro della piazza” che è rimasto nelle orecchie di chi fu testimone dell'attentato”.

