PERIODICO

CANDIDO

UNA TRACCIA SICURA CHE PORTA AI MANDANTI

Sul numero del settimanale compare in prima pagina il titolo: “Strage di Brescia, abbiamo scoperto una traccia sicura che porta ai mandanti”. All’interno (pag.3÷5) l’articolo a firma Giorgio Pisanò (“La vendetta del giustiziato”) che tassativamente afferma : “Siamo cioè in grado di affermare che mandanti della strage sono coloro che, subito dopo l’attentato di Piazza della Loggia, fecero divulgare l’identikit che riproduceva in termini addirittura fotografici, la fisionomia di Giancarlo Esposti, indicando in lui il “terrorista” responsabile del crimine.”. La ricostruzione giornalistica può essere così schematizzata. Nei primi anni ’70 esistevano evidenti contrasti fra due importanti istituzioni dello Stato: l’Ufficio Affari Riservati (U.AA.RR.) del Ministero dell’Interno ed un settore del Servizio Informazioni Difesa (SID), facente riferimento a Miceli. Evidentemente entrambi gli organismi avevano quali ispiratori alcuni dirigenti politici di primo piano del tempo. Ed è proprio all’interno di questa lotta intestina tra apparati statali che si verifica il massacro di Brescia. Infatti utilizzando la bomba bresciana, l’U.AA.RR. “confeziona” l’identikit di Esposti. Questo in quanto il sanbabilino era ritenuto il braccio destro di Carlo Fumagalli, vero bersaglio che attraverso l’Esposti si voleva colpire. In questo modo, implicando nella strage il gruppo del MAR, si intendeva coinvolgere anche il SID – secondo l’autore colluso col Fumagalli – e conseguentemente inibire l’agibilità politica ai politici cui Miceli faceva riferimento. Dall’articolo: “… la strage di Brescia e la divulgazione dell’identikit di Giancarlo Esposti quale “terrorista e massacratore” designato in anticipo, sono state opere delle stesse persone e di una stessa organizzazione, collegata ad elementi del Ministero dell’Interno.”. Tale manovra non colse nel segno perché una volta effettuata la ricognizione sul cadavere dell’Esposti, ci si rese conto che lo stesso presentava una folta barba che gli incorniciava il viso, precludendo quindi la possibilità di identificare il giovane milanese con il ritratto realizzato del presunto attentatore. Pisanò afferma inoltre – a proposito della morte del terrorista nero sui monti del reatino – che i colpevoli della sua esecuzione (“con un colpo di grazia”) vadano ricercati tra gli agenti segreti del SID, in quanto se preso incolume, egli avrebbe potuto – per scagionarsi dall’accusa di strage – coinvolgere i servizi di intelligence e parlare dei discutibili rapporti esistenti tra un pericoloso eversivo ed ambienti delle istituzioni. Concludendo, a discapito delle sicurezze espresse nel titolo, prove inoppugnabili sui supposti mandanti paiono non esserci, quindi una ricostruzione forse un tantino dietrologica, ma tant’è ….

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