LIBRO

PIAZZA FONTANA

E IL MITO DELLA STRATEGIA DELLA TENSIONE

Questo testo scrive della strategia della tensione in forma decisamente alternativa alla pubblicistica corrente. Ecco alcune delle conclusioni circa i fatti terroristici di quegli anni: la strage di Piazza Fontana non fu intenzionale, accadde perché la tempistica dell'innesco dell'esplosivo fu programmata dagli attentatori ignari del protrarsi inusuale delle operazioni nell'istituto bancario; non ci fu alcuna macchinazione poliziesca volta ad incolpare gli anarchici, semplicemente le forze dell'ordine erano assolutamente impreparate ad occuparsi del fenomeno eversivo. Quanto alla strage di Brescia, quella che segue è la disamina dell'evento che l'autore offre ai lettori: “Per la strage di Piazza della Loggia si succedono improbabili istruttorie, contaminate dalla presenza di altrettanti improbabili collaboratori di giustizia, nell'ipotesi, priva di qualsiasi conforto fattuale, che la strage abbia finalità diverse dall'intento folle e nichilistico di annientare avversari politici e che si inscriva, non si sa a quale titolo, in una perdurante strategia della tensione, o abbia addirittura una matrice americana”. Da segnalare infine che nella breve cronologia che chiude il libro, i caduti di Brescia sono indicati nel numero di nove(!).

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