PERIODICO

CANDIDO

TERRORISMO. CHI LO VUOLE CHI LO PAGA CHI LO ESEGUE

Prosegue in questo numero l’inchiesta giornalistica di Pisanò tesa a rivelare i misteriosi rapporti che sarebbero esistiti fra il Movimento di Azione Rivoluzionaria di Carlo Fumagalli ed i Gruppi di Azione Partigiana di Giangiacomo Feltrinelli. Sintetico ed efficace il titolo: “Un’amicizia finita a Segrate”. L’ipotesi sostenuta da Candido, è dunque quella che vede dietro alle stragi ed agli attentati politici perpetrati in quegli anni una unica strategia eversiva, proveniente dall’estrema sinistra, in grado di manipolare anche organizzazioni come il MAR – soltanto all’apparenza reazionaria – del “partigiano” Fumagalli. Il tentativo evidente è quello di negare qualsiasi possibile correlazione tra la strategia della tensione e la parte politica per la quale “tifa” il settimanale. Una destra quindi all’oscuro di tutto, anzi penalizzata fortemente dagli episodi violenti che periodicamente tengono alto il clima sociale e politico. Sempre all’interno dell’articolo troviamo alcune considerazioni riferite direttamente alla strage di Brescia. Poche righe, ma quanto basta per escludere tassativamente qualsiasi responsabilità operativa da parte del MAR. Le ragioni addotte paiono alquanto opinabili: 1) non può essere stato Fumagali in quanto già da qualche giorno incarcerato in seguito alle indagini sulla sua organizzazione; 2) inoltre “… perché l’entrata in azione dei suoi gruppi di terroristi prevedeva un addestramento non ancora completato.”.Negata qualsiasi collusione con l’eversione da parte del MSI-DN, scopriamo attraverso lo scritto di Cristiano Montaldi (“Il marchio del regime. E’ la destra il vero bersaglio delle bombe che insanguinano l’Italia”), a chi giova il permanere del clima di tensione che si respira nelle città italiane. Non ci possono esser dubbi, esitazioni, tutto è manifesto: “Chiaramente, palesemente, inequivocabilmente, i fatti di Brescia hanno consegnato al Partito comunista una carta che, aggiungendosi al mazzo, rischia di essere il jolly capace di decidere della partita.”.
Grande risalto – le due pagine centrali – sono dedicate dal settimanale alla denuncia presentata dal direttore Giorgio Pisanò, nei confronti di alcuni giornalisti del primo canale televisivo. Il titolo è eloquente: “Denunciato il direttore del Telegiornale per istigazione a delinquere. Contro l’infame campagna di odio scatenata dalla RAI-TV dopo la strage di Brescia”. Il pezzo è composto da una breve premessa, cui segue il testo esteso della denuncia. Queste le motivazioni che hanno portato all’iniziativa giudiziaria nei confronti dei giornalisti televisivi: “Poiché l’ignobile e forsennata campagna di odio scatenata dalla televisione nei confronti della Destra Nazionale dopo la strage di Brescia non accenna a finire; poiché tale campagna di odio ha determinato nel Paese un clima di linciaggio morale e materiale nei confronti di tre milioni di cittadini che hanno dato il loro consenso alla Destra Nazionale; poiché a due settimane dal barbaro eccidio appare sempre più evidente che i mandanti e gli esecutori del massacro non vanno ricercati tra i “fascisti” o presunti tali, ma tra elementi pagati da forze politiche di ben altra estrazione, il nostro direttore ha deciso di denunciare …”.
Nella segnalazione alla Procura di Roma viene sintetizzato l’esito di tale supposta mala-informazione, laddove l’esponente lamenta gli esiti drammatici che ne sono conseguiti: “I risultati di tale campagna non si sono fatti attendere: dovunque in tutta Italia assalti, devastazioni, sono stati dolorosamente subiti da sedi ed istituzioni di destra, gravi pestaggi hanno colpito persone di destra o presunte tali. A Brescia in particolare ove il servizio d’ordine è stato svolto, nell’assenza dei poteri dello Stato, da una “milizia del popolo”, si è scatenata un’autentica caccia all’uomo.”.

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